Nel mercato nord americano da un po’ di tempo esistono diversi chatbot che attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale si occupano del sostegno psicologico.
Jess McAllen, giornalista neozelandese, esperta di sanità e salute mentale, in un’inchiesta pubblicata su Internazionale del 31 gennaio 2025, racconta questo mercato virtuale solo per metà. Come sempre la domanda genera l’offerta, e dove c’è un vuoto di cura, scrive la McAllen, c’è sempre un’opportunità di profitto. Le aziende tecnologiche puntano a sviluppare chatbot terapeutici sempre più avanzati che alleggeriscono, riducendo tempi e costi, delle richieste il sistema sanitario.
Il risultato è quello di offrire una psicologia surrogata, una bella toppa a buon mercato che non risolve il problema di chi ha bisogno di sostegno psicologico.

