L’adolescenza può essere un tempo di scosse interiori: non sempre visibili, non sempre raccontabili, ma capaci di rendere instabile il terreno sotto i piedi.
Un vero “terremoto emotivo” che scuote corpo, sentimenti e identità, ancora fragili e in formazione.
L’arteterapia, all’interno di un setting protetto, ha offerto al ragazzo coinvolto in questo lavoro uno spazio sicuro e creativo in cui esplorare, elaborare e integrare vissuti anche dolorosi, trasformandoli in immagini che assumono significati simbolici nominabili e condivisibili.
L’immagine diventa così linguaggio, ponte, possibilità di uscire dal silenzio in modo creativo.
Immagini che comunicano. Dal terremoto interiore all’adolescenza creativa è il lavoro svolto da Raffaella Ruschena durante il suo percorso formativo in Arteterapia.
La tesi, che sarà discussa il 23 novembre alla Pro Civitate Christiana, presenta l’esperienza con un adolescente e pone l’accento sull’importanza del fattore tempo nella costruzione della relazione terapeutica: una relazione che richiede ascolto empatico, presenza autentica e rispetto dei ritmi interiori.
I ragazzi possono sentirsi in colpa nel lasciar emergere i loro dolori, specie se questi hanno a che fare con famiglia e punti di riferimento importanti: ci vuole tempo.
In Arteterapia il tempo è sacro, elemento essenziale del processo, come ricordano i cicli stagionali: la natura non fa salti.
In un’epoca dominata dalla fretta la durata del percorso e il setting, che include la dimensione tempo, hanno permesso di sperimentare la preziosità del ritmo lento, della misura, della pausa.
È proprio in questo tempo “altro”, ma profondamente naturale, che il percorso si è potuto trasformare in cura, rinnovamento e opportunità di conoscersi con autenticità.
Dal terremoto interiore all’adolescenza creativa

