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Progetti formativi

Il tempo delle cose imprevedibili: i laboratori dell’accoglienza

È possibile costruire itinerari condivisi di speranza e liberazione?

Partirà con il coinvolgimento di tutti partecipanti l’83esimo Corso di studi cristiani – Il tempo delle cose imprevedibili.  Il realismo della speranza, il cammino della liberazione (clicca qui per il programma).

Grazie alla guida delle arteterapeute Costantina Betti, Laura Borgognoni, Patrizia Fichelli e Rosa Santoro, il momento iniziale di questo tempo delle cose imprevedibili sarà aperto con i laboratori dell’accoglienza, e durante le giornate del Corso sarà attivo uno Studio Aperto, dove ogni partecipante potrà fermarsi per esprimersi attraverso il disegno, il colore, il collage o altri materiali artistici.

Non sarà necessario saper disegnare o avere esperienze artistiche: l’obiettivo non è infatti “fare qualcosa di bello”, ma ascoltarsi, rallentare e dare forma a pensieri ed emozioni, magari in risposta a un intervento ascoltato, a un ricordo, a una sensazione interiore.

Sarà possibile entrare e uscire in qualsiasi momento della giornata, scegliendo quanto tempo dedicare a questa esperienza personale.

All’interno dello spazio sarà presente una arteterapeuta, che accompagnerà con discrezione e rispetto, offrendo uno sguardo accogliente a mai interpretativo.

I laboratori dell’accoglienza che si svolgeranno giovedì 21 agosto a partire dalle ore 18 saranno così articolati:

“GEOGRAFIE DELL’ANIMA E DINTORNI” con Costantina Betti

“Anche se il timore avrà più argomenti…scegli la speranza”

Seneca

Nasciamo con un messaggio chiaro in noi e ne avvertiamo il sussurro tutta la vita. Aver fede e costanza in sé e condividerlo nel mondo…l’unica vera missione. Insieme creeremo mappe per esplorare le lande, gli avvallamenti e le vie che tracciano i percorsi e i territori interiori della nostra esistenza, dove la speranza resta sentimento guida. Colori, carte, ricordi ed emozioni…i nostri strumenti alleati.

“COLTIVARE LA SPERANZA” con Laura Borgognoni

 “Fiorire e dar frutti in qualunque terreno si sia piantati – non potrebbe essere questa l’idea? E non dobbiamo forse collaborare alla sua realizzazione?”

Etty Hillesum

Un piccolo gesto: un seme. Una minuscola zolla di terra: una semplice vaschetta delle uova trasformata in orto interiore. Attraverso i materiali naturali e simbolici — terra, semi, colori, segni — daremo forma e nutrimento alla speranza.

Non la speranza passiva, ma quella che si coltiva, si cura, si sporca le mani. Quella che ha bisogno di pazienza, di gesti lenti, di sogni tenaci. Durante il laboratorio, ogni partecipante costruirà il proprio “orto della speranza”, un piccolo contenitore vivo che diventa metafora di ciò che può germogliare anche dentro di noi, anche ora.

“LA MIA LUNA” con Patrizia Fichelli

“C’è una luce che non abbaglia, ma accompagna. È la Luna. Cambia, si vela, scompare. Ma torna. Così è il cammino dell’uomo nella storia: imprevedibile, fragile, eppure aperto alla speranza. E come la Luna, anche la libertà non si impone con il sole del potere, ma si offre come guida nella notte.”

L’IMPREVEDIBILE – La Luna come simbolo del mistero e del cambiamento. – La Luna come presenza silenziosa e fedele. IL CAMMINO DELLA LIBERAZIONE – La Luna come guida discreta. Realizzazione della propria Luna lasciandoci ispirare dai materiali, dalle fotografie e dalle parole. LA MIA LUNA: LUNA E IMPREVEDIBILE, LUNA E SPERANZA, CAMMINO E LIBERAZIONE.

”TRACCIARE SENTIERI DI SPERANZA” con Rosa Santoro

“Non smettere mai di cercare ciò che accende il tuo respiro”

Ikigai, filosofia giapponese

Il Laboratorio esperienziale di Arteterapia: Questo laboratorio di arteterapia apre il convegno con un momento di ascolto, respiro e creazione condivisa. Attraverso l’uso di colori, segni, parole e immagini, i partecipanti saranno guidati a rappresentare un tratto simbolico del proprio cammino personale, lasciandosi ispirare da cinque parole chiave: libertà, speranza, cammino, respiro e Ikigai – termine giapponese che indica ciò che dà senso alla vita. L’esperienza, accessibile a tutti, non richiede alcuna abilità artistica e si conclude con la realizzazione di un’installazione collettiva: un sentiero visivo fatto di percorsi individuali che resterà visibile durante il convegno, come traccia condivisa e simbolica del viaggio appena iniziato insieme.