Il lavoro in équipe, prevede l’integrazione delle specializzazioni in funzione dell’interesse clinico del paziente. Spesso, nell’ambito della pianificazione di un intervento mirato all’ottimizzazione funzionale, i progetti riabilitativi si avvalgono della implementazione di alcune discipline sia in sede progettuale che, laddove lo si ritenga utile, in sede di erogazione della prestazione.
Lavorando in ambito neuropsichiatrico, in una struttura convenzionata con i servizi sanitari regionali, collaboro con la collega fisioterapista, che possiede le competenze specifiche per agevolare la messa in atto del processo complesso di armonizzazione funzionale sulla base dell’esperienza sonoro musicale.
L’utilizzo della compresenza tra fisioterapia e musicoterapia è suffragato da molteplici studi in ambito neuroscientifico, supportati dalla ricerca delle moderne tecnologie funzionali al neuroimaging.
Nel caso, per esempio, delle paralisi cerebrali, potere contare su una co-conduzione tra musicoterapeuta e fisioterapista o neuropsicomotricista, consente una ottimizzazione di entrambe le specializzazioni, ottimizzando il processo fisioterapico in funzione di emozioni regolate e finalizzate.
Specificatamente, in riferimento all’elemento ritmico, l’efficacia della stimolazione integrata è particolarmente evidente: la percezione ritmica interessa direttamente il cervelletto, coinvolgendo i gangli della base e la corteccia motoria. Il ritmo è stimolante per il movimento, a partire dai sensi, che introducono la percezione al circuito esterno.
Le interazioni tra udito e movimento vengono definite “di trascinamento” quando si concretizzano spontaneamente, senza quindi alcun intervento sulla sincronizzazione. Possono essere anche attive sulla base di un controllo, in particolari situazioni e con particolari esigenze.




