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Musicoterapia

L’integrazione delle competenze nell’intervento musicoterapeutico nelle paralisi cerebrali e nelle gravi neuro compromissioni

Il lavoro in équipe, prevede l’integrazione delle specializzazioni in funzione dell’interesse clinico del paziente. Spesso, nell’ambito della pianificazione di un intervento mirato all’ottimizzazione funzionale, i progetti riabilitativi si avvalgono della implementazione di alcune discipline sia in sede progettuale che, laddove lo si ritenga utile, in sede di erogazione della prestazione.

Lavorando in ambito neuropsichiatrico, in una struttura convenzionata con i servizi sanitari regionali, collaboro con la collega fisioterapista, che possiede le competenze specifiche per agevolare la messa in atto del processo complesso di armonizzazione funzionale sulla base dell’esperienza sonoro musicale.

L’utilizzo della compresenza tra fisioterapia e musicoterapia è suffragato da molteplici studi in ambito neuroscientifico, supportati dalla ricerca delle moderne tecnologie funzionali al neuroimaging.

Nel caso, per esempio, delle paralisi cerebrali, potere contare su una co-conduzione tra musicoterapeuta e fisioterapista o neuropsicomotricista, consente una ottimizzazione di entrambe le specializzazioni, ottimizzando il processo fisioterapico in funzione di emozioni regolate e finalizzate.

Specificatamente, in riferimento all’elemento ritmico, l’efficacia della stimolazione integrata è particolarmente evidente: la percezione ritmica interessa direttamente il cervelletto, coinvolgendo i gangli della base e la corteccia motoria. Il ritmo è stimolante per il movimento, a partire dai sensi, che introducono la percezione al circuito esterno.

Le interazioni tra udito e movimento vengono definite “di trascinamento” quando si concretizzano spontaneamente, senza quindi alcun intervento sulla sincronizzazione. Possono essere anche attive sulla base di un controllo, in particolari situazioni e con particolari esigenze.

Foto di wu yi su Unsplash

Nell’analisi del rapporto tra corpo e ritmo, quest’ultimo possiede una natura che definiamo anticipatoria: stabilisce un tempo, lo caratterizza, e prepara il paziente, attraverso i suoi strumenti percettivi, non solo all’azione singola, ma ad una successione di gesti collocati in un arco temporale.

In tal modo, si struttura una attitudine fondamentale, utile per qualsiasi forma di interazione ed apprendimento.

La compartecipazione ritmica è necessaria, per esempio, nella turnazione, principio di base in ogni relazione interpersonale o nello sviluppo delle condotte adattive ambientali. Ascolto ed adattamento, infatti, sono mediati da una coerenza ritmica che viene definita “concatenazione”, generando aspettative e processi cognitivi idonei alla costruzione di strategie sociali per l’ottimizzazione della relazione a partire dall’esperienza sensoriale.

La capacità di utilizzare una seppur approssimativa competenza ritmica, nell’interazione con l’ambiente, consente di agevolare la messa in atto di strategie cognitive per il raggiungimento di obiettivi e realizzazione di desideri.

La collaborazione con figure specialistiche mirate diventa particolarmente importante, nel caso in cui la somministrazione di sollecitazioni sonore non sia conforme al quadro clinico e morfologico del paziente. In questo caso, si rischia di attivare strumenti protettivi, sollecitando un approccio caratterizzato dalla paura di “non essere” o “non saper fare”, con conseguente messa in atto di condotte orientate al rifiuto o comunque alla non piena collaborazione.

Il ruolo della professionalità fisioterapica o neuromotoria appare strategico, se associato ai ritmi della comunicazione, all’esperienza musicale, alla costruzione di un prodotto sonoro organizzato entro una relazione terapeutica e implicante l’attivazione di funzioni adattative motorie e posturali.

Non bisogna dimenticare che per l’attivazione di un mediatore sonoro, individualmente o nell’ambito di un contesto relazionale, vengono sollecitati i gangli della base, che di fatto avviano l’azione motoria dedicata all’ottenimento di un suono attraverso lo strumento. Per compiere questa azione, apparentemente semplice, viene messa in atto una azione selettiva che prevede l’individuazione di effettori corretti. Di conseguenza, vengono inibiti i movimenti antagonisti, che tolgono efficacia all’azione così come la si possa immaginare.

“Pensare”, prevedere e desiderare il suono di un tamburo, senza riuscire a dirigere l’azione verso il tamburo stesso, potrebbe diventare profondamente frustrante, sino ad inibire il desiderio di ripetere l’esperienza. L’azione dei gangli della base, in tal senso, è fondamentale, nei confronti del sistema talamo corticale, affinché non si presentino movimenti disfunzionali.

Anche in riferimento ai movimenti automatici, l’azione dei gangli della base consente un controllo attraverso il globo pallido, dedicato alla selezione dei movimenti utili e finalizzati, escludendo quelli non richiesti. Si tratta di due livelli: uno dettato da azione diretta e consapevole, l’altro da automatismi del nostro organismo, necessari comunque per l’espletamento di azioni quotidiane.

Nel caso dell’esecuzione di azioni sonore e musicali, dirigiamo il nostro gesto per l’ottenimento di un determinato fenomeno che poi si tradurrà in una esperienza primariamente sensoriale. La produzione musicale prevede aspettative in riferimento alla natura dell’esperienza sonora, caratterizzata dai parametri fondamentali del suono.

Muovere una parte del corpo in una certa direzione, canalizzare la frequenza di scarica emessa da una popolazione di neuroni motori, diventa particolarmente sofisticato nell’attivazione finalizzata all’esecuzione di attività specificatamente musicali. Infatti, al normale gesto, viene unita l’aspettativa verso sonorità definite in senso ritmico, timbrico, melodico e di intensità.

In questa fase, interviene la compresenza tra movimenti iperappresi (automatici) e consapevoli. I primi sono prodotti senza alcun controllo, i secondi richiedono volontà, consapevolezza e anche un pensiero mirato.

Proprio in riferimento all’emissione di un suono tramite uno strumento, il ruolo dei gangli della base è fondamentale nei movimenti che vengono guidati internamente e nella memoria procedurale. Il cervelletto ha un ruolo fondamentale nel rendere il gesto fluido e organizzato secondo una cornice temporale.

È altresì strategico in merito all’armonizzazione complessiva, con riferimento all’organizzazione del prodotto del sistema sensoriale rispetto agli equilibri motori, posturali, all’integrazione spaziale e all’apprendimento dei comportamenti.

Foto di Ricky Singh su Unsplash
Foto di Aakash Dhage su Unsplash

La memoria procedurale, che ha origine anch’essa dai gangli della base nel cervelletto e nella corteccia motoria supplementare, consente di automatizzare azioni specifiche, quali ad esempio l’esecuzione di un brano a memoria o l’individuazione automatica di intervalli e posizionamento di alterazioni in base alle esigenze tonali.

In base a specifiche esigenze, l’azione passa da automatica a controllata, per esempio nell’esecuzione di musica improvvisata con un pensiero “sintonico”, nella scelta di strumenti, nel decidere di modificare il proprio posizionamento nel setting in funzione dell’anticipazione di ciò che si vorrà ottenere sul piano musicale, o anche semplicemente per migliorare la propria performance nell’ambito dell’improvvisazione.

Il controllo volontario non ha la stessa velocità di quello automatico, incontra le risposte emotive, introduce una nozione etica che intreccia l’estetica musicale, rappresentando un rischio ma anche una immensa opportunità evolutiva attraverso la mediazione di figure specialistiche che sappiano accompagnare il paziente nell’incontro con i propri limiti e nel mantenimento del desiderio connesso alla creatività.

È proprio con tale prospettiva, che strutturare un progetto terapeutico in cui si possa prevedere una implementazione della figura del musicoterapeuta con specialisti in ambito fisioterapico o neuromotorio, dentro una cornice riabilitativa implicante l’organizzazione del complesso corpo/coscienza, consente di potenziare gli effetti dei rispettivi interventi, consentendo l’avvio di condotte funzionali, favorendo le capacità adattive, con l’ottenimento di risultati in piena compartecipazione con gli stati emozionali del paziente.

La complessità del quadro descritto, congiuntamente ai meccanismi di interazione tra persona ed esperienza musicale, inducono a una valorizzazione delle risorse riabilitative, offrendo possibilità di collaborazione tra differenti specializzazioni. All’insegna dell’unico reale interesse che deve muovere l’azione di ogni figura operante dentro un piano terapeutico: la messa in atto di un percorso di cura finalizzato all’attivazione di processi trasformativi orientati alla trasformazione, al benessere a all’armonizzazione funzionale del paziente.

Renato Pantaleo

Docente Corso quadriennale di Musicoterapia di Assisi