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Musicoterapia

Questo non è un disegno

CEP Scuola Musicoterapia Assisi
CEP Scuola Musicoterapia Assisi
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Chi ha frequentato il Corso quadriennale di Musicoterapia riconoscerà in queste immagini una parte del percorso svolto all’interno del laboratorio condotto da Maria Elena Garcia, docente di Introduzione alla danza movimento terapia e all’osservazione e analisi del movimento.

Le sagome che, dopo le prime ore di lezione, riempiono le pareti danno l’impressione di potersi muovere, di voler parlare e, forse, alcune alla fine del laboratorio dicono molto di più di ciò che ad uno sguardo distratto e inconsapevole sembrano.

Non sono disegni, questo tutti gli allievi della prof.ssa Garcia lo sanno benissimo.

Vi lasciamo un breve estratto di quest’esperienza laboratoriale, che non racconta le emozioni  vissute da tutti, ma solo da uno di loro, e come ogni sagoma rappresenta l’unicità, così anche queste parole narrano solo di sé.

All’inizio del corso ci è stato chiesto di fare un disegno, così di impulso. Il foglio bianco mi incuteva quasi un senso paralizzante: “Come si fa?”.

Ho scelto un pennarello verde bottiglia, un colore familiare, e ho iniziato a realizzare i primi schizzi: molte linee rette disegnate quasi con il timore di occupare lo spazio vuoto. […]  La prima consapevolezza che ho raggiunto è stata riconoscere la presenza di un ostacolo nella mia interiorità tra ciò che sento e ciò che esprimo, una specie di rigidità.

[…] Ogni lezione è stata un’occasione per scoprire qualcosa di me… Prima e dopo ogni lezione, talvolta anche dopo ogni esercizio, ciascuno di noi si è preso del tempo per osservare la propria e ha aggiunto qualcosa di nuovo;… Le prime volte non capivo bene come relazionarmi con questo mio “alter ego”; man mano però che andavamo avanti con le lezioni e andava aumentando una mia maggior integrazione corpo/mente, grazie al “Rito” e alle “Esperienze di Movimento Creativo”, ho iniziato a percepire il corpo, i pensieri e le emozioni con un’attenzione diversa.

Se all’inizio sceglievo i pennarelli per “non sporcarmi”, successivamente ho sentito l’esigenza di utilizzare i colori a dita, per sentire e imprimere con più immediatezza le mie impressioni. Non volevo più uno strumento che separasse la mia mano dalla sagoma: è stato veramente trasformativo, ogni volta ho avvertito un mutamento nelle sensazioni somatiche.”.